Come Investire in Arte. (Parte 1)

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Conversazione con Cristiana Aspesi Curti: laureata in numismatica greca a Venezia, collaboratrice di case d'Asta e giornalista sui temi di arte,arti decorative, collezionismo e mercato. Perito d'arte moderna, archeologia e antiquariato presso la Camera di Commercio di Venezia. Collaboratrice di www.mercatiefuturo.com curato da Mario Galli e www.arslife.com, diretto da Paolo Manazza (editorialista del Corriere della Sera ed esperto di mercato dell'arte).

 

Perché investire in arte?

Perché dall’origine della borghesia moderna, ma ancora più a partire dalla seconda metà del XX secolo, l’acquisto di opere d’arte ha sempre costituito la partecipazione alla vita e alla cultura del proprio Paese oltre che un eccellente modo di tutelare i propri risparmi. Il vero collezionista è tanto attento alla qualità che al denaro impiegato nell’acquisto e difficilmente (a meno che un’opera non sia indispensabile per la completezza delle direttive del gruppo già in proprio possesso, il che vuol dire che comunque il suo valore crescerà se posta all’interno della collezione e – di conseguenza – accrescerà anche il valore di quest’ultima) farà il passo più lungo della gamba. Oltre a ciò, e in special modo con l’incredibile sviluppo del mercato dell’arte negli ultimi trent’anni, il comparto si delinea come un’ottima opportunità di garantire almeno un settore del proprio portafoglio con items che, se opportunamente scelti all’interno del proprio range di valore, difficilmente ne perderanno con il tempo. Tutto sta però – e solo - nella scelta opportuna, che deve essere rigorosamente di qualità.

A chi è rivolto questo tipo di investimento?

A chi è disposto a imparare per avere soddisfazione, a chi non si attende – tuttavia – risultati eclatanti nell’arco di un paio d’anni. Come non accade in altri comparti finanziari, è il nome del collezionista/investitore (o del gruppo di collezionisti) che spesso costruisce il mercato di un artista. Bisogna quindi avere estrema pazienza e non pensare a ricavi cospicui prima di 5-10 anni dall’acquisto di un’opera.


E’ necessario un capitale minimo o conoscenze specifiche?

Può bastare davvero un capitale minimo per iniziare col piede giusto. E’ di tre giorni fa la mia segnalazione di un’opera davvero importante dell’artista Nucleare Franco Bemporad (1926-1989) che in un’asta presso la Meeting Art di Vercelli è stata battuta dall’intelligente acquirente per soli 3.000 euro (oltre i diritti d’asta). E’ un’opera di notevole valore culturale oltre che di elevati contenuti storico-artistici (fa parte di un gruppo di capolavori “milanesi” degli anni ’70) che sicuramente potrà essere rivenduta a una cifra superiore a quella dell’acquisto.
Vengo alla seconda parte della domanda: è necessario se non avere una certa conoscenza, almeno avere ottimi consulenti, altrimenti il rischio di comprare a casaccio (e perderci) secondo voci di corridoio che promettono l’affare del secolo è elevato. Fra l’altro, gli “affaroni” miracolistici non esistono in arte (mai!), ci sono però – e senza alcun dubbio – molte possibilità di ben comprare e ben investire.


Qual è il modo più semplice e sicuro di accedere al mercato?

Assolutamente seguire le aste nazionali e internazionali, uniche deputate a ufficializzare i valori degli artisti (più che – o non soltanto – le gallerie). E’ solo dopo il secondo passaggio di mano che un‘opera consolida e rende stabile il proprio valore. Ciò non vuol dire che non si deve “girare per gallerie”, anzi è in assoluto questione determinante per sviluppare e raffinare il proprio interesse e il proprio fiuto. Ma senz’altro le battute d’asta danno il polso della situazione in tempo reale.


Vi sono commissioni fisse in caso di compra-vendita?


Le modalità di acquisizione o alienazione di un’opera d’arte sono molteplici. In asta si pagherà sia per la vendita che per l’acquisto un diritto da riconoscere alla casa d’intermediazione (oltre spesso a qualche ulteriore spesa per costi diversi: IVA o tasse varie per beni soggetti ad esse, trasporto, immagazzinamento in attesa di ritiro del bene, contributi per riproduzioni fotografiche in catalogo, ecc.). In genere i diritti d’asta, calcolati sul prezzo di aggiudicazione in sala, vanno dal 18 al 25% per gli acquirenti e intorno al 15% per i venditori; dipende dalle condizioni di vendita dettate dalle case d’incanto. Oltre a ciò da alcuni anni è obbligatorio versare un corrispettivo ulteriore pari al 4% (sino allo 0,25% a seconda del valore dell’aggiudicazione) dell’ultima battuta di martelletto quale “diritto di seguito”, ovvero una percentuale riconosciuta all’autore dell’opera a ogni vendita successiva la prima; il diritto di seguito non può comunque superare la cifra di 12.500,00 euro complessivamente e non si esercita se non nel mercato delle arti visive “a firma”.
Per quanto riguarda le transazioni private o in galleria, le percentuali dovute all’intermediatore/mercante sono meno granitiche e dipendono dagli accordi fra i contraenti. Molto spesso, in realtà, gli acquirenti e i venditori non ne sono neppure a conoscenza.
L’acquisto in galleria è più entusiasmante in particolare per l’arte visiva moderna e contemporanea dato che si ha prima di chiunque altro l’opportunità di entrare in possesso di un’opera (spesso migliore di quelle in “transito” sul mercato degli scambi successivi) e, se saggiamente condotto l’acquisto, di incidere direttamente sulla fortuna complessiva dell’artista.

VAI A : Come Investire in Arte. (Parte 2)

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