Come Investire in Arte. (Parte 2)

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Com’è possibile monitorare l’andamento del proprio investimento?

Seguendo il mercato del tal autore o del tal oggetto d’arte (ad es. bureaux trumeaux piemontesi del XVIII secolo, vetri di Carlo Scarpa o Fulvio Bianconi...) nelle aste pubbliche e quando possibile anche in galleria. L’asta pubblica è sempre più agevole in quanto l’informazione è facilmente reperibile in internet (e rimane traccia sia delle stime che delle aggiudicazioni). Nel contempo è bene avere un’idea del “genere” merceologico (ad es. i mobili piemontesi del XVIII secolo o i vetri muranesi del ‘900) e del suo andamento sul mercato. Ma le conclusioni sono sempre sul lungo periodo e un’asta sola non fa mai storia anche se è sempre indicativa.


Tempi e modi per il disinvestimento?


Come dissi già, i tempi adeguati sono quelli per cui il bene è stato “sedimentato” dal mercato. Comprare e rivendere subito in arte non è indizio di particolare bontà della “merce”, anzi suscita una certa diffidenza per il bene oggetto di transazione. Tanto più che, se è facile comprare in fretta e sull’onda dell’entusiasmo, molto più difficile è vendere con altrettanta velocità. Lo stazionamento all’interno di una collezione a volte aumenta il valore dell’opera e permette anche un più consistente consolidamento del prezzo di acquisto. Bisogna pensare che quando si compra o si vende un’opera d’arte (in asta o presso un mercante, non posso inserire in questo discorso la trattativa diretta fra collezionisti che presume una conoscenza molto approfondita del settore) si è soggetti al pagamento di una intermediazione (per cui ved. sopra). Raramente, se si intende rivendere a giugno un bene comprato, ad esempio, il gennaio precedente non si sconterà anche questo “pedaggio”, benché del tutto naturale e fisiologico. Almeno tre, assai meglio cinque, anni sono necessari per ottenere un ricavo soddisfacente da un’opera ben acquistata. A patto che sia stata ben acquistata.


Qual è l’orizzonte temporale, il rendimento medio e il grado di rischio per questo tipo di investimento?


Se si pensa di investire in arte, bisogna guardare al medio-lungo periodo a seconda del campo d’azione (sarà più agevole e veloce lo scambio di monete del bacino del Mediterraneo preclassico rispetto a quello di tappeti Nain o di tele del vedutismo veneziano del ‘600, benché a tutto si può ovviare conoscendo le piazze di riferimento). Il rendimento poi è commisurato all’andamento di quello specifico item all’interno del mercato. Ad esempio: l’arte contemporanea internazionale ha ricevuto negli ultimi quattro lustri un impulso eccezionale dovuto al fenomeno di pubblicizzazione globale del comparto (quant’altri mai) e alla sua assunzione a status symbol del III millennio; non è stato raro, per alcuni artisti ancora oggi relativamente giovani, un incremento straordinario di valore nell’arco di una decina d’anni. Ma il mercato di “fascia alta” è dettato da pochi nomi universalmente noti e da gallerie dall’enorme potere economico e finanziario e l’acquisto (dopo la “scoperta”) presso queste gallerie, se pur rappresenti una buona garanzia, raramente è a buon mercato. E, per alcuni, è il vero fattore di rischio nel mercato dell’arte.
Per un collezionismo (e investimenti) non necessariamente da riflettori, c’è una maggiore soddisfazione nella continuità dell’azione di analisi e approfondimento di un determinato settore e nel consolidamento del valore del proprio bene. Facendo attenzione, il ricavo, come ho detto sul medio-lungo periodo, può essere superiore alle due cifre d’incremento in percentuale. Talvolta, e con maggior tempo a disposizione, anche più della prima decina.
Ma una cosa mi sento di dire con chiarezza. Ci si arricchisce con la vendita e l’acquisto di opere d’arte solo se si è mercanti. Se si è collezionisti o investitori tout court ci si deve accontentare di ciò che un acquisto oculato può permettere, il che può avvenire solo se la qualità del bene sia riconosciuta.
Il rischio esiste solo per chi acquista senza conoscere ciò che sta acquistando e, se non è in grado di conoscere, qualora non abbia un fidato consulente con cui costruire un piano complessivo d’azione intelligente e sensato. Se non si conosce il campo dell’investimento (in un modo o nell’altro) è meglio desistere. Ma questo consiglio ritengo valga (anzi credo sia la base per operare scambi) in qualsiasi comparto finanziario e per qualsiasi settore d’investimento.


Esiste l’equivalente di quello che per le macchine è “Quattroruote” o per i diamanti il “Rapaport” per il mercato dell’arte?


Il trend di una “firma” o di un settore delle arti decorative è dato esclusivamente dalle aggiudicazioni in asta. Altri parametri non vengono presi in considerazione ufficialmente. Questo è quindi già un elemento di giudizio che non lascia adito a interpretazioni arbitrarie, anche se va sempre ulteriormente analizzato.
Non esiste, tuttavia, un rapporto annuale delle aggiudicazioni (che determinano l’andamento di un item sul mercato) così omnicomprensivo. Il mercato dell’arte è costituito da una generosa molteplicità di fattori che dipendono non solo dagli ambiti di ricerca (ad esempio, l’arte del XX secolo) ma anche dal sito di crescita del mercato stesso (ad esempio, l’arte inglese del XX secolo).
Ci sono però alcuni noti siti internazionali di analisi dei risultati d’asta che possono essere utili per verificare almeno parzialmente l’andamento del “borsino dell’arte”. Uno dei più accreditati è il Mei Moses Art Index (che analizza il mercato europeo e cinese), ma esistono anche altri strumenti utili per un controllo fai-da-te, come Artprice o Artvalue dove è possibile seguire (gratis o a pagamento a seconda della complessità del servizio richiesto) un proprio artista del cuore. Ma sono solo i primi che mi vengono in mente, la scelta in questo senso è piuttosto vasta e abbastanza di livello.

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