Investire in Metalli Rari: Afnio, Renio, Gallio e Neodimio

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Tutti abbiamo presente che aspetto abbia il ferro. Siamo in grado di distinguere tra alluminio e rame. Abbiamo toccato e soppesato dell'oro o dell'argento.

Ma se parliamo di afnio, renio, gallio o neodimio, cosa sappiamo a riguardo?

Si tratta di metalli rari, così chiamati poichè l'estrazione e la disponibilità è molto scarsa anche se costituiscono la materia prima, in quantità ridotte, per la maggior parte delle industrie di tutto il mondo.

Computer, Ipad, telefoni cellulari, motori a reazione, armi intelligenti, centrali nucleari, LCD, pannelli solari, batterie (la lista potrebbe continuare a lungo) non potrebbero essere prodotti senza l'impiego dei metalli rari. Ogni anno ne vengono prodotte piccole quantità e sono contraddistinti da un tasso di produzione in diminuzione e da una domanda mondiale in crescita, con un tasso stimato del 9% annuo.

Le previsioni stimano che nel 2014 la domanda supererà l'offerta di circa 20.000 tonnellate, che è una cifra molto grande tenendo conto che, per esempio, la quantità annua prodotta di afnio è di 65 tonnellate. Rende bene l'idea di quanto siano rare queste materie prime, confrontare la produzione annua di Oro, circa 2.000/2.500 tonnellate, con quella per esempio di gallio, stimata in 130 tonnellate annue.

Le industrie che utilizzano metalli rari, per esempio tutti i colossi dell'high tech, da Apple a Samsung, non hanno al momento nessuna alternativa e chi detiene fisicamente questi metalli può fare il buono e il cattivo tempo. Attualmente questo ruolo spetta alla Cina, dove si concentra il 95% della produzione mondiale. E di fatto la Cina può decidere il prezzo per tutta l'industria mondiale.  In una situazione del genere, i prezzi dei metalli rari riflettono perfettamente lo squilibrio tra domanda e offerta: l'indio è passato dai 60 dollari al chilo nel 2003, ai 700 dollari al chilo nel 2011.

L'offerta è così scarsa che i compratori sono molto più attenti ad assicurarsi le quantità indispensabili per i loro prodotti, che non a pagare prezzi sempre più alti. La situazione è paragonabile a quella di un produttore di patatine fritte, quelle vendute nei sacchetti. Se il prezzo del sale contenuto in ogni sacchetto dovesse crescere di 100 volte, il prezzo per ogni sacchetto di patatine aumenterebbe forse di un centesimo di euro. Ma immaginate cosa accadrebbe se non ci fosse abbastanza sale per poter confezionare i sacchetti di patatine. Avete mai mangiato patatine fritte senza sale? Credete che qualcuno le comprerebbe?

Perchè non investire in metalli rari ? Scopri come . . . Investire in metalli rari : 2° PARTE . . .

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