I mercati attendono la FED, ma l’Istat non spinge Piazza Affari

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Dopo un illusorio tentativo di recupero, le borse europee restano in territorio negativo. Il mercato sembra essere in fase attendista, probabilmente si attendono novità dalla riunione della Federal Reserve prevista in settimana prossima. L’aspettativa è che la Fed possa lanciare una fase di politica monetaria restrittiva. Se questa ipotesi dovesse verificarsi, è lecito prevedere importanti reazioni post evento, sia nel breve che nel medio termine.Per oggi l'attenzione è rivolta ai dati macro in arrivo dagli Usa, in particolare sui prezzi alla produzione e sulla fiducia dei consumatori. Altri dati importanti arriveranno dalla Cina domenica notte: si tratta dei numeri di vendite al dettaglio, della produzione industriale e degli investimenti fissi. Dati molto deludenti su questo fronte confermerebbero i timori emersi nelle scorse settimane, con un notevole impatto sull’apertura delle contrattazioni lunedì mattina. Piazza Affari è rimasta bene o male impermeabile alle figure positive e incoraggianti diffuse questa mattina dall'Istat. Ottimismo soprattutto rispetto al comparto produttivo, la produzione industriale in Italia a luglio ha segnato un balzo dell'1,1% rispetto al mese precedente. Si tratta del dato migliore da giugno 2014. A contribuire a questa lettura è stato principalmente il settore energetico, facilitato dalle temperature torride registrate a luglio. Altri settori che hanno spinto la crescita sono i beni di consumo, i beni intermedi e i beni strumentali. A luglio 2015 ulteriore spinta all’economia è arrivata dalla fabbricazione di mezzi di trasporto (+20%) e dalla raffinazione di prodotti petroliferi raffinati (+11%). Registrano il segno meno le attività estrattive (-5%), la metallurgia (-2,4%) e la produzione di apparecchi elettrici per uso domestico (-0,8%).Sul comparto valutario, rimane sostenuto l'euro in scia alla fase di risk off emersa nelle ultime due sedute. Il cambio Euro/Dollaro è tornato a mettere pressione a 1,13 stamane, mentre il cambio Euro/Yen si è posizionato sopra 136. Torna a scendere il petrolio, con il WTI che si è spinto sino a 45 dollari/barile, nonostante l'Agenzia internazionale sull'energia abbia confermato l'attesa di un taglio della produzione nel 2016 tra i Paesi non-OPEC di 500mila barili/giorno.

 

 

 

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