Accusa di frode, Volkswagen crolla in borsa

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Brutto inizio settimana per Volkswagen che vede affondare il proprio titolo dopo che le autorità Usa hanno accusato la casa automobilistica di aver falsificato i dati sulle emissioni di gas inquinanti.

Le azioni del colosso tedesco hanno perso oltre il 22% in apertura a Francoforte fino a un minimo di 126,40 euro (rispetto ai 162,4 euro della chiusura di venerdì), segnando il peggior tracollo dal 2008.

Il gruppo automobilistico è accusato di aver installato dal 2009 al 2015, un software nei modelli diesel dei marchi Audi e Volkswagen che fuorvia le autorità di controllo delle emissioni tossiche.

Dopo lunghi test da parte dell’ Epa, l’ente americano per la protezione dell’ ambienteè stata infatti appurata la presenza di un software, presente in 482 mila vetture diesel. Installato appositamente nella centralina del motore, il software ha la funzione di riconoscere le condizioni di test e di attivare in quella specifica circostanza i dispositivi più efficienti per ridurre le emissioni. Questi dispositivi sono invece disattivati durante la guida normale, emettendo in questo caso fino a 40 volte il livello di inquinamento permesso.

Oltre alla sfiducia degli azionisti, che non si è fatta attendere, Volkswagen potrebbe incorrere in una maximulta da 18 miliardi di dollari, pari a 37.500 dollari per veicolo, senza contare i danni di immagine e le eventuali conseguenze penali.

L’amministratore delegato della casa automobilistica, Martin Winterkorn, ha ammesso il raggiro e, dicendosi profondamente dispiaciuto per aver deluso la fiducia dei clienti e del pubblico, ha annunciato che oltre a una stretta collaborazione con le autorità competenti per chiarire l’accaduto affiderà ad una società esterna l’incarico di condurre un’inchiesta sul caso. Nel frattempo, con effetto immediato, è stata sospesa la vendita dei modelli dotati del motore diesel 2 litri, che negli Usa sono Golf Jetta, Passat, Maggiolone e Audi A3.

 

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