Cina e valute asiatiche

yuan

Geneve Invest analizza il rapporto fra il trend negativo dello yuan e la debolezza delle valute asiatiche

 

 

Secondo un report rilasciato da Geneve Invest, i mercati continueranno anche nei prossimi mesi a rimanere incerti di fronte alla possibilità di un ulteriore deprezzamento della valuta nazionale cinese. Il trendnegativo dello yuan potrebbe infatti essere utilizzato dal governo di Pechino con l’intenzione di sostenere la crescita dell’economia attraverso l’export: uno strumento che servirebbe a contenere la crisi di una domanda interna il cui rallentamento è ormai un fattore molto concreto. L’NBS, agenzia nazionale di statistica cinese, ha diffuso nella seconda settimana di aprile i dati relativi alla crescita del primo trimestre 2016. Il PIL della Cina cresce del 6,7%, minimo storico dal 2009 ad oggi. La rilevazione indica inoltre una crescita più lenta anche rispetto all’ultimo trimestre del 2015, che si era chiuso con il Prodotto Interno Lordo cinese a quota +6,8%.

 

“Le analisi dei dati di crescita della Cina – spiegano gli esperti finanziari di Geneve Invest - raccontano di un paese ormai in pieno rallentamento.” La frenata cinese rappresenta evidentemente un fattore di grande instabilità a livello macro, che condiziona l’intera economia mondiale: in questo senso l’andamento economico della Cina rappresenta una delle principali incognite del 2016. Le previsioni del Fondo Monetario internazionale guidato da Christine Lagarde si allineano con quelle del piano quinquennale approvato dal parlamento cinese lo scorso 16 marzo e che dovrebbe permettere alla Cinadi raddoppiare il prodotto interno lordo ed il reddito medio pro-capite entro il 2020, rispetto ai volumi del 2010.

 

Le incertezze cinesi hanno trascinato al ribasso l’indice delle valute asiatiche, che nonostante gli sforzi, dopo un gennaio nel quale si è subito un calo del 5%, non sono riuscite ad andare oltre dei timidi segnali di ripresa.

 

L’analisi di Geneve Invest sottolinea come il Ringgit malese abbia guadagnato il 4,1% nei confronti del dollaro nel mese passato, mentre lo Won, in Cored del Sud, si sia apprezzato sulla valuta statunitense del 5,9%. Nel tentativo di stimolare le economie interne, numerose banche centrali asiatiche hanno deciso tagliare i tassi di interesse, un’azione cheriporterà in basso le valute nazionali e che potrebbe scatenare un’ulteriore tendenza di deprezzamento.

 

La paura da parte degli investitori sui mercati emergenti asiatici continua ad essere legata al rischio di una ulteriore svalutazione dello yuan da parte del governo cinese, che solo in marzo ha proposto una serie di misure ufficiali mirate a sostenere il cambio. Nonostante gli interventi proposti dal primo ministro Li Keqiang, lo yuan dovrebbe comunque assestarsi intorno a 6,75 contro il dollaro americano USD a fine 2016, considerando inevitabile un ulteriore decremento delle riserve ufficiali in valuta, l’unico strumento davvero affidabile per cercare di sostenere il tasso di cambio.

 

Tra i punti caldi sul tavolo dell’economia cinese vi è anche quello del debito. Secondo quanto riportato dal Global Financial Stability Report dell’FMI le aziende cinesi sono infatti troppo indebitate: "I prestiti bancari potenzialmente a rischio in Cina ammontano a quasi 1.300 miliardi di dollari". Si tratta, a conti fatti, di un elemento che potrebbe trasformarsi "in potenziali sofferenze per le banche pari al 7% del Pil". Anche per questo, spiegano infine da Geneve Invest, può essere importante per Pechino lavorare sia ad una diminuzione del debito pubblico che ad un decremento del debito contratto dalle aziende private.

 

 

 

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