La crisi strutturale del sistema bancario italiano: l'opinione di Geneve Invest

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La crisi delle banche italiane ha ormai raggiunto il livello di allerta e il crollo degli istituti di credito quotati in Borsa nella prima metà del 2016 non può non destare forti preoccupazioni. “I titoli dele 17 banche italiane quotate a Piazza Affari hanno perso il 45% negli ultimi 6 mesi – spiega Samuele Demartini, portfolio manager di Geneve Invest, fra le più importanti società europee e indipendenti di gestione patrimoniale – vale a dire miliardi di euro bruciati e una tenuta sempre più debole sui mercati finanziari: c'è sfiducia verso le banche italiane, che infatti, in media, perdono il doppio rispetto alla media dei listini di Milano. In più c'è la questione legata al Fondo Interbancario” – continua ancora Demartini, che per Geneve Invest si occupa del mercato italiano – che molti risparmiatori non conoscono, ma che ha un peso importante sulla fragilità del nostro sistema bancario”.

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è un consorzio di diritto privato costituito nel 1987 e al quale tutte le banche italiane, ad esclusione delle banche di credito cooperativo (che hanno comunque un sistema di garanzia del tutto simile) sono obbligate ad aderire. Dal punto di vista formale il Fondo tutela i conti correnti, i conti deposito, i certificati di deposito nominativi, gli assegni circolari, mentre non garantisce gli investimenti finanziari in titoli di Stato, le obbligazioni e le azioni.

Questo sistema di garanzia ha ovviamente un limite, regolamentato attraverso il decreto legislativo n. 49 del 24 marzo 2011 in 100mila euro, una soglia che viene applicata per depositante e per banca. In pratica, la garanzia massima per ogni intestatario di un conto presso la stessa banca è, appunto, di 100mila euro,  mentre se lo stesso depositante è titolare di più conti presso banche differenti, allora godrà della garanzia di copertura fino a 100mila euro per ciascuno dei conti a lui intestati. Sin qui, la teoria.

La pratica, purtroppo, racconta infatti che il sistema di tutela del Fondo Interbancario è al momento bloccato.Secondo quanto dichiarato da Salvatore Maccarone, presidente del consorzio bancario, “le casse del fondo sono vuote”, una situazione legata soprattutto all’interpretazione che la Commissione Europea ha fatto pervenire al governo italiano in merito al coinvolgimento del FITD nel salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Cassa Ferrara, considerato aiuto di Stato, e al successivo decreto indennizzi varato dal governo Renzi, che ha attinto proprio alle casse del fondo per salvare i quattro istituti di credito poco sopra menzionati.

La questione riapre un tema da sempre molto caldo fra i risparmiatori e cioè a dire quali siano le reali tutele a disposizione dei correntisti con depositi entro i 100.000 euro. “Se è vero – spiega ancora Demartini di Geneve Invest - che i depositi dovrebbero essere assicurati dal Fondo Interbancario, in realtà è abbastanza chiaro come il Fondo, rispetto ai volumi reali dei depositi bancari rimborsabili, sia assolutamente inadeguato al compito che dovrebbe assolvere.”

Analizzando i dati ufficiali della Relazione Annuale 2015 del Fondo Interbancario sui volumi di fondi rimborsabili, ripartiti per livello di rischio, si nota immediatamente come i capitali rimborsabili ammonterebbero a 541 miliardi di euro, più della metà dei quali sono però custoditi da istituti di credito che lo stesso Fondo Interbancario classifica con tabelle di valutazione di rischio “Alto” e “Medio Alto”. Per completare il ragionamento, basta riferirsi al capitolo “Risorse per gli Interventi” della medesima relazione, nel quale viene spiegato come “a fronte di un rimborso dei depositanti in caso di insufficienza delle risorse finanziarie disponibili, commisurato ai dati al 30 giugno 2015, l’importo massimo si attesta a circa 2,6 miliardi di euro.” Fatti due conti, di tratta dello 0,4 % del totale, una cifra che non sarebbe sufficiente a coprire nemmeno i rimborsi dei conti deposito di una piccola banca.

“Sulla base di questi dati e in relazione ad una fragilità strutturale che è ormai palese nel sistema bancario italiano – dichiara in chiusura il dottor Demartini di Geneve Invest - appare dunque inevitabile considerare come fuorviante qualsiasi riferimento assoluto rispetto alle garanzie bancarie proposte ai correntisti in relazione al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.Il consiglio non è certo di ritirare tutti i risparmi dal proprio conto bancario, ma è piuttosto quello di valutare delle soluzioni alternative di risparmio e investimento, affidandosi a società serie che possano diversificare la gestione dei nostri capitali ed offrire, in maniera mirata e con soluzioni specifiche, maggiori tutele, all’interno di una corretta pianificazione finanziaria.”

 

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