Geneve Invest fa il punto su crisi e investimenti dell'economia italiana

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L'Italia è senza dubbio un'economia in crisi, le cui sorti sono legate ad una perenne instabilità politica, alla bassa crescita degli ultimi anni, a un enorme debito pubblico e a una condizione generale del sistema bancario ormai estremamente preoccupante, per citare solo alcuni dei problemi sistemici del Paese.

Ciò chiarito, non va però dimenticato come l' Italia continui a essere l'ottava economia mondiale,  secondo i dati, aggiornati al 2015, di Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Banca Mondiale, con un Prodotto Interno Lordo complessivo di circa 2.000 miliardi dollari, appena dietro India e Francia e davanti a Brasile, Canada e Russia, paesi le cui estensioni territoriali sono però estremamente più ampie di quella italiana. “L'Italia resta la terza più grande economia nella zona euro – sottolinea Samuele Demartini di Geneve Invest -  sopravanzata solo da Francia e Germania.”

 

Uno dei segreti di stabilità economica è quello legato al basso livello di debito privato e passività finanziarie: le famiglie italiane, storicamente, sono fra le regine del risparmio in Europa e riescono così a mantenere un elevato livello di ricchezza netta. Nonostante questo, resta marcata una certa diffidenza dei risparmiatori italiani nei confronti del capitale di rischio, una distanza storica che da sempre penalizza una crescita complessiva del mercato finanziario italiano. Soltanto il 3,8 per cento dei correntisti bancari o postali italiani dichiara di aver comprato o venduto azioni negli ultimi dodici mesi (era il 5,1 per cento nel 2015) e solo il 5,3 per cento dichiara di averlo fatto negli ultimi cinque anni (7,5 per cento nel 2015).

 

"La mancanza di un mercato finanziario ampio e sviluppato, in particolare per il capitale di rischio – spiega ancora Demartini di Geneve Invest - ha storicamente rappresentato uno degli elementi di debolezza più grandi per l'Italia: malgrado i progressi compiuti con l'introduzione degli incentivi alla quotazione, le semplificazioni e lo sviluppo del mercato dei mini-bond, il passaggio da un modello di intermediazione prevalentemente centrato sulla banca a un altro più orientato al mercato appare ancora un obiettivo lontano. Per i potenziali investitori esiste la difficoltà di rintracciare soggetti di intermediazione finanziaria indipendenti – continua Demartini di Geneve Invest, società di gestione patrimoniale specializzata in investimenti a tasso fisso -   è questo uno dei motivi per cui negli ultimi due anni abbiamo registrato un incremento notevole di clienti italiani che, alla ricerca di un mercato più aperto e flessibile, si rivolgono a noi in Svizzera e Lussemburgo”.

 

Multinazionali come il gigante petrolifero ENI, il gruppo mondiale dell'industria meccanica FIAT,i gruppi Enel e Telecom Italia, il gruppo Pirelli, testimoniano come l'Italia sia in grado, a determinante condizioni, di esprimere anche eccellenze industriali con alti profili finanziari.

 

Le esportazioni costituiscono oggi la vera locomotiva della ripresa italiana, motore della crescita della domanda interna: la dinamica delle esportazioni è particolarmente positiva, perché è avvenuta parallelamente a una rivalutazione del valore medio relativo del prodotto esportato. Solo l'Italia e la Germania, in Europa, hanno accresciuto la propria quota di commercio mondiale rispetto ai Paesi concorrenti. Il fatto che questa evoluzione sia avvenuta durante la crisi e, forse, anche grazie alla crisi, rende la ripresa più stabile, mentre sarà compito del comparto finanziario quello di far mantenere efficiente il mercato.

 

“Ci sono dei segnali che fanno ben sperare per l'economia italiana – dichiara in chiusura Demartini di Geneve Invest – ma è fondamentale fare ordine fra quelle che sono le potenzialità del sistema Italia e ciò che è poi l'effettivo contesto finanziario attuale, soprattutto per quel che riguarda gli investitori. Da questo punto di vista c'è ancora un gap di elasticità che il mercato domestico non è riuscito a colmare e che per questo realtà indipendenti come la nostra, e come tante altre in Europa, al momento risultano più competitive, in termini di proposte e rendimenti, di quanto è invece presente sul mercato interno”.

 

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