Pronti contro termine o Bot: rischi e rendimenti

b_458_206_16777215_00_images_analisi-tecnica.jpg

Chi vince la sfida tra i Pronti contro termine e i Bot?Per trovare una risposta, non bisogna fare altro che prendere in esame le caratteristiche degli uni e degli altri. In primo luogo, è bene fare chiarezza su cosa siano i Pronti contro termine, che permettono agli investitori di acquistare dei titoli o altri sottostanti da una banca o da un’altra controparte, per poi rivenderli a termine alla stessa banca o alla stessa controparte a un prezzo prestabilito. In sostanza, i soldi vengono depositati e vincolati, per un periodo che in genere va da uno a tre mesi, ma non possono essere riscattati in anticipo.

 

Il rendimento dei Pronti contro termine, naturalmente, è rappresentato dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita, e viene specificato in occasione della sottoscrizione. I rischi dell’operazione variano a seconda del sottostante per cui si opta: per esempio, nel caso delle obbligazioni è più elevato rispetto al caso dei titoli di Stato, perché ci si potrebbe trovare a fare i conti con un eventuale default dell’intermediario finanziario a cui dovrebbero essere rivenduti i titoli a scadenza. Con i BoT, invece, non ci sono (quasi) rischi, dato che la loro garanzia di solvibilità è rappresentata dallo Stato.

 

I Pronti contro termine, in effetti, presuppongono sia il rischio di controparte che il rischio emittente: se il primo è contrastato dalla garanzia degli stessi titoli quotati sul mercato (quindi, in caso di imprevisti, il cliente potrebbe avere diritto anche al controvalore ricavato dalla vendita di titoli), il secondo è più insidioso. Ecco perché è sempre bene leggere i fogli informativi.

 

I Pronti contro termine possono usufruire di un’agevolazione fiscale rispetto ai conti correnti tradizionali e ai conti deposito: se su questi ultimi la ritenuta applicata sugli interessi maturati è del 27%, sui primi è solo del 12.5%, come per i BoT. Tra gli altri motivi per cui può essere vantaggioso ricorrere ai Pronti contro termine è opportuno indicare i costi di sottoscrizione, che sono previsti molto di rado: per acquistarli bisogna essere semplicemente intestatari di un deposito titoli, per cui è previsto il pagamento dell’imposta di bollo, e di un conto corrente. Ancora, i Pronti contro termine permettono di non avere a che fare con le insidie che derivano dalla volatilità e dall’instabilità dei mercati, dato che consentono di sapere già all’inizio quanto si guadagnerà alla fine dell’operazione.

 

Nell’ambito di un confronto tra i Pronti contro termine e i BoT va notato che i primi garantiscono, in media, un rendimento più alto, ma – come detto – non offrono la possibilità di estinzione anticipata; i secondi, d’altro canto, possono essere acquistati e venduti sul mercato secondario. Come ci si deve comportare, pertanto, in vista di un potenziale investimento? In linea di massima, i BoT sono raccomandati a chi dispone di un dossier titoli già aperto e ha molti capitali: si ammortizzano, in questo modo, le spese di gestione che incidono molto sugli investimenti di minore entità, e in più si ha a disposizione un rendimento interessante. 

 

 

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina,
cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
Informativa sulla Privacy