Obama, Fiscal Cliff(Hanger) e l'indice DAX

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La settimana scorsa abbiamo finalmente assistito alle elezioni del nuovo presidente degli Stati Uniti, terminate con la vittoria di Obama. Questo risultato è importante per i mercati finanziari perché a questo punto Ben Bernanke, attuale presidente della Fed (banca centrale americana) manterrà il suo incarico almeno fino al 2014 e probabilmente oltre visto che il mandato di Obama avrà termine nel 2016.

 

Di conseguenza, la politica monetaria molto accomodante e soprattutto ill QE infinity (stampa di moneta infinita) potranno continuare a supportare l’economia e il mercato del lavoro. Resta però il grande problema del fiscal cliff, ma Obama ha già promesso di occuparsene subito per evitare pericolose ricadute del pil americano, che come naturale conseguenza, avrebbe immediate e pesanti ripercussioni in tutto il mondo, in modo particolare per la nostra eurozona.

 

Ovvio, che sarà proprio il compromesso (mai come d’ora così necessario) con la controparte repubblicana a rappresentare la maggiore sfida del 2013, per la ricerca di una rapida ed efficace soluzione al fiscal cliff.

 

Sulla sponda europea, invece, continuano a preoccupare la situazione della Grecia, che ha chiesto più tempo per il pareggio di bilancio, e la persistente recessione di Italia e Spagna, che hanno spinto verso il basso (per la prima volta dal 2009) anche la potente Germania. Insomma, l’effetto contagio continua a fare vittime. A fronte di tale situazione, che nel complesso disegna un’economia dell’eurozona ancora stagnante, c’è da segnalare tuttavia un parziale recupero degli indicatori macroeconomici, ma naturalmente è ancora troppo poco per dire che la crisi possa essere terminata.

 

Anzi, a dir il vero, potremmo avvicinarci nei prossimi mesi al rischio di una seconda recessione mondiale se  l’America vedrà una ricaduta del suo Pil. Eppure, per noi europei, vien difficile pensare che peggio di così si possa andare (resterebbe solo il baratro).

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Cosi, a ben guardare dal punto di vista tecnico, l’andamento dell’indice Dax (rappresentativo della principale economia europea ovvero della Germania) si nota che dal minimo importante del 2009, le quotazioni hanno ricominciato a salire proprio per la ripartenza di uno ciclo economico-finanziario. I prezzi, dal minimo di area 3.600 punti sono via via risaliti fino ad un top relativo in area 7.500, tra Maggio e Luglio del 2011. Da quel livello è partita poi una veloce e violenta ricaduta, in concomitanza con la crisi dell’ Italia: raggiunto un minimo a 5.000 punti circa (metà ciclo). Poi sono nuovamente ripartiti alternando fasi di rialzo e di ribasso, quindi con massimi e minimi sempre crescenti, confermando l’impostazione rialzista dell’indice Dax. Attualmente, dopo una veloce riaccelerazione, a seguito della correzione estiva, si è raggiunto un top intermedio a 7.470 punti da cui si è innescata una nuova correzione, tutt’ora in atto e che con buona probabilità dovrebbe continuare fin verso fine mese.

 

Sarà molto importante che l’attuale correzione non vada a violare al ribasso l’ area 6.700 – 6.800, in chiusura mensile, per non compromettere la struttura rialzista. Tale eventuale rottura determinerebbe molto probabilmente l’inversione di lungo periodo. Infatti, proprio in quell’area, transita un doppio supporto dinamico, dato dalle due linee del triangolo disegnato. Pertanto, la tenuta di quel livello e la successiva ripartenza, saranno probabilmente l’ultima grande occasione di acquisto e spingeranno le quotazioni verso il primo target in area 7.500 – 7.600 e successivamente,  nel 2013, a nuovi massimi verso l’area del top del 2007 (ovvero a 8.000 – 8.100).

 

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