Cina a rischio Credit Crunch ? (Indice Shanghai)

 

Il mese di giugno è stato caratterizzato da forti vendite sui mercati finanziari di quasi tutti gli asset class: dalle obbligazioni governative a quelle corporate, dai bond dei paesi emergenti a quelli in valuta locale, dall’azionario alle materie prime industriali (preziosi compresi). Insomma che dire, un vero e proprio panico generalizzato.

 

L’aspetto più particolare e problematico di quanto avvenuto è dovuto all’alta correlazione di tutti questi tipi di investimenti che si sono uniti contemporaneamente nella discesa (quando solitamente non accade così). Come mai gli operatori hanno provveduto a smontare tutte queste operazioni, nonostante i segnali, seppur timidi, di ripresa economica ? La vera questione sta nel fatto che dalla crisi bancaria del 2008 non si è imparato nulla o quasi. Le principali banche d’affari del mondo, salvate in molti casi con i piani pubblici di salvataggio, hanno poco a poco continuato a speculare sui mercati finanziari e sostenuto artificialmente i prezzi di molti investimenti anche se le loro valutazioni non riflettono i paventati miglioramenti nei fondamentali economici.

 

Fino a quando potrà durare questa situazione ? Nessuno di noi ha la risposta certa sul quando, ma non possiamo di sicuro nascondere che il mondo è minato nuovamente da una serie di problemi che quando i “poteri forti” decideranno di fare emergere (anche uno solo di essi) saranno dolori.

 

Tra questi quello forse più preoccupante è il forte rischio di credit crunch in Cina: e forse un assaggio di questo rischio lo si è potuto ben assistere tra maggio-giugno con i crolli verticali di azioni e obbligazioni dei paesi emergenti. Tutto finito o siamo solo all’inizio ? Dicevo appunto del forte rischio di crisi finanziaria che incombe sulla Cina, seconda potenza mondiale, che potrebbe travolgere i mercati finanziari e reali di tutto il mondo. Il pil della Cina si è drasticamente ridotto dai suoi massimi del 2011 e si è quasi dimezzato e l’attuale forte rallentamento in atto non pare sia terminato. Quanto basta per mandarla in forte difficoltà in caso di default di qualche banca di media-piccola dimensione.

 

Se diamo infatti uno sguardo al suo mercato azionario rappresentato dall’ indice di Shanghai, sotto nel grafico riportato, possiamo notare come la rottura verso il basso del minimo relativo fatto registrare a primavera del 2010 sia stato sfondato più volte e in 3 occasioni tra il 2011 e il giugno scorso, rimarcando con buona probabilità che il suo trend è discendente e che quindi potrebbe anticipare un peggioramento della crescita cinese. Prestare molta attenzione nel periodo estivo. Buone vacanze a tutti i lettori.

 

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