Rendimenti negativi a favore dell’oro

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Dover constatare che la Federal Reserve americana (Fed) abbia ceduto alle pressioni dei mercati nel riconsiderare le sue decisioni di rialzo dei tassi d’interesse americani e che con buona probabilità i tassi saranno rialzati al massimo una o due volte nel 2016 piuttosto delle quattro annunciate a dicembre 2015, fa pensare che nemmeno la principale banca centrale del mondo abbia chiaro cosa potrà accadere ai mercati finanziari nei prossimi mesi. Tuttavia in più occasioni Janet Yellen , presidente della Fed, non ha nascosto tutta la sua preoccupazione per eventuali shock finanziari. Nel caso dovessero realmente verificarsi, a chi andrebbe attribuita la responsabilità? Alla natura casuale e non sempre prevedibile delle variabili di mercato oppure all’ennesima politica monetaria “spietata” della stessa Fed ? La storia finanziaria è ricca di casi di errori della politica monetaria delle banche centrali ed in particolare della Fed che già nel decennio scorso è stata messa sul banco degli imputati per aver contribuito a creare prima la bolla internet nel 2000 e poi la bolla immobiliare nel 2008 e che poi si sono puntualmente sgonfiate con due grandi crash finanziari. E dopo aver drogato dal 2010 ad oggi il mercato del debito con miliardi di moneta adesso la Fed per evitare lo scoppio di una terza bolla pare quasi intimidita a fare il suo mestiere. Nel frattempo molte altre banche centrali tra cui la stessa Bce stanno utilizzando la politica dei tassi negativi come stimolo per l’economia reale. E in questo stato di fatto, l’oro sembra essersi risvegliato dal letargo dopo aver subìto un calo pesante dei prezzi tra il 2013 e il 2015, come dimostra il grafico, con le quotazioni scese dai 1800 dollari fino ai 1060. Sembra che la situazione estremamente delicata che si è venuta a creare sui mercati finanziari,tra il rischio di un nuovo shock e la ricaduta dell’economia mondiale,  abbia dato nuovo vigore alla ripartenza dei prezzi dell’oro. Infatti dal punto di vista tecnico, alla fine di febbraio i prezzi dell’oro hanno avuto una forte accelerazione che, per la prima volta dal 2013, hanno confermato due aspetti tecnici molto importanti, da un lato il ritorno della media mobile a 10 periodi sopra la sua media mobile a 30 periodi e dall’altro la rottura al rialzo dei prezzi della parte alta del canale discendente che faceva da resistenza in area 1.190. Nel breve termine è sempre possibile un ritracciamento dei prezzi ma nel medio termine appare probabile una continuazione della fase rialzista. E forse proprio l’eventuale rialzo dell’oro potrebbe anticipare un inizio d’estate un po’ turbolento sui mercati azionari e obbligazionari. La prudenza è doverosa.

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